Tomato Noir:
Recensione di Tomato Red
Tomato Red è la storia di un confine: quello che si snoda lungo i binari del treno e divide i bravi cittadini di West Table (Missouri) da Venus Holler, la parte malfamata della città. Qui Jamalee e Jason Merridew (lei 19, lui 17 anni) accolgono sotto il loro tetto Sammy Barlach (24), un ragazzo dell'Arkansas che appena sbarcato in città è già riuscito a collezionare un licenziamento e un'aggressione ai danni di un uomo reo di avergli svaligiato la macchina.
Il confine tra Venus Holler e West Table è l'incarnazione di quella che in America chiamano la Wealth Gap, ovvero il divario che separa i poveri dai benestanti. Dal lato dei poveri troviamo due categorie di individui: quelli come Sammy, che accettano la loro condizione perché sanno di non avere scelta, e quelli come Jamalee, che si tingono i capelli color rosso pomodoro per fuggire da quello che sono, che sognano di attraversare il confine e trovare un posto tra le classi più alte.
Jamalee ha architettato la scalata sociale attorno alle qualità del fratello, un apprendista parrucchiere dotato di una bellezza fuori dal comune, e scopre in Sammy la persona ideale per completare la squadra; qualcuno in grado di far sentire i fratelli al sicuro durante il percorso. Soltanto il nome non le va a genio: sarebbe meglio Samuel, perché "Sammy è il nome di una persona che può solo lavare e mettere la cera alle macchine, mentre un Sam-u-el potrebbe essere il proprietario della concessionaria."
Sammy però resta attaccato al suo nome; resta attaccato a chi è, alla sua classe sociale, anche se prova rabbia e persino disgusto nei confronti di se stesso ("Non sei nulla, non vali nulla!" si ripete più volte). Incarna l'opposto del sogno americano, la figura del "born to lose" la cui rassegnazione trova svariati echi nella cultura popolare made in USA, dalla letteratura alla musica – ad esempio quella del gruppo punk rock Social Distortion:
Sono andato in centro per cercare un lavoro
non avevo né una formazione né esperienza,
ho guardato i buchi nei miei jeans,
mi sono voltato e sono tornato indietro. (1)

Indietro – oltre il confine, oltre le rotaie. Sammy non è sorpreso quando i sogni di Jamalee si scontrano con la realtà, quando il confine si dimostra essere un muro invalicabile, quando ogni tentativo si tramuta in umiliazione. Una di queste brucia così tanto che i ragazzi decidono di mettere in atto una piccola vendetta, che però ha conseguenze tragiche. Da lì in poi, la ricerca di una vita migliore diventa una ricerca di giustizia, ma gli ostacoli restano gli stessi: le istituzioni esistono, ma si trovano dal lato sbagliato dei binari.
La penna di Daniel Woodrell (1953) dà voce a Sammy, che narra il romanzo in prima persona e che in alcune occasioni – scelte con perfetto opportunismo – si rivolge direttamente a chi legge. Lo fa come se parlasse con un suo pari, al bancone di un bar: "Non sei un angelo, sai come vanno queste cose." / "Nemmeno tu sei nato con la camicia, lo sai come funziona quando devi trovarti un lavoro."
La scelta funziona come un invito a mettersi nei panni di Sammy e il risultato è un'esperienza di lettura viscerale, in bilico tra la curiosità e il fastidio di sentirsi un intruso in un mondo che si è abituati a guardare dall'esterno. Il tutto accompagnato da una prosa capace di sorprendere a ogni pagina, di dipingere immagini e rappresentare stati d'animo – come ad esempio l'attrazione di Sammy per Jamalee – con poche parole: "se potessi avere una Mustang del '65, una decappottabile a quattro velocità, la vorrei dello stesso colore che i suoi capelli".
Tomato Red appartiene alla corrente Country Noir – termine coniato proprio da Woodrell nel 1996 – e nonostante il genere sia ormai sovraffollato, ne rimane uno dei capisaldi. Rappresenta anche un ottimo punto di partenza per chi desidera avvicinarsi all'autore. È finalmente tornato sugli scaffali delle librerie in versione italiana (era uscito in passato con il titolo Uno strano destino per Fanucci) grazie a una nuova traduzione (firmata Guido Calza) edita da NN.
PS: Esiste anche un film (dir. Juanita Wilson, 2017) che mette in scena la storia in maniera competente, ma non può rendere giustizia al vero punto di forza del libro: la narrazione in prima persona di Sammy. Da guardare soltanto dopo aver letto il romanzo, se si è curiosi.
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Note:
1.  la canzone citata è Story of my Life, Social Distortion, 1993.
2. Le traduzioni dall'inglese sono dell'autore, e non da attribuire all'edizione NN.

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