Io sarò qualcuno - Recensione
Io sarò qualcuno (Jimenez Edizioni) è il primo romanzo che leggo di Willy Vlautin, e di sicuro non sarà l'ultimo.
Valutin è uno di quei (rari) scrittori che sanno raccontare storie incentrate sui personaggi, con appena un leggero fil rouge come trama, mantenendo alta l'attenzione e il coinvolgimento emotivo di chi legge.
Io sarò qualcuno racconta di Horace Hopper, un ventenne del Nevada che abbandona il ranch dei genitori adottivi (i Reese) per imporsi come "pugile messicano" nei circuiti professionistici. Piccolo problema: lui di messicano ha solo l'apparenza; il suo sangue è indiano-irlandese. È anche la storia del signor Reese, il quale, complici gli acciacchi della vecchiaia, fatica a mandare avanti la propria attività di rancher. Sogna il ritorno a casa di Horace, ma più passa il tempo, meno il giovane dà notizie...
Vlautin scrive della sua America, ma lo fa toccando - in modo mai scontato - temi universali quali la ricerca di un'identità fuggente e l'inseguire sogni che diventano ossessioni.
Lo consiglio senza riserve - a meno che stiate cercando un libro allegro. Questo lascia un gusto amaro in bocca, ma allo stesso tempo, ha il sapore della verità. Vlautin non usa trucchi: la storia che racconta è semplice e onesta, come la sua scrittura. Lascio al lettore scoprire se Horace riuscirà a "essere qualcuno" o meno.  Quel che è certo è che non sarà facile dimenticarsi di lui.
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