Ci sono libri che cercano di accalappiarti utilizzando personaggi con doti fuori dal comune, situazioni estreme, pericoli imminenti, stratagemmi per alzare la tensione... e falliscono miseramente. Poi ci sono libri che ambiscono semplicemente a raccontare una storia, in maniera onesta e genuina, e dai quali non riesci a staccarti. Mi sono imbattuto in entrambe queste situazioni l'altro giorno, quando ho accantonato un romanzo che non mi stava convincendo per sfogliarne un'altro acquistato poche ore prima: "In porta c'ero io!" dello svizzero Pedro Lenz. Ho letto le prime righe, poi le prime pagine. Non mi sono più fermato.
"In porta" racconta di un trentenne che, dopo un anno passato in gattabuia, cerca di ritrovare i ritmi di una vita normale in un addormentato villaggio della Svizzera tedesca, se possibile stando alla larga dalle droghe - l'eroina, parte integrante della sua routine pre-carceraria. A chi gli chiede della prigione, "Gol" (così lo chiamano in paese) risponde in modo vago, preferisce evitare l'argomento. Forse anche perché le circostanze che l'hanno fatto finire in manette rimangono in parte nebulose, e lui stesso non vuole pensarci troppo. Ma presto la nebbia comincia a diradarsi e Gol, suo malgrado, viene messo di fronte a una verità scomoda. Aggiungeteci una cotta per una cameriera e uno spaesante viaggio in Spagna, ed ecco gli ingredienti di una trama che ha tutto per sedurre il lettore, e nella quale le sorprese (tra cui l'insospettabile origine del nomignolo "Gol") non mancano di certo.
La vera forza trainante della storia, però, è la narrazione in prima persona: un flusso di coscienza intimo e personale, che mette a nudo le fragilità del protagonista e ricorda al lettore come dietro alle apparenze - Gol è un ex-tossico scapestrato con il vizio dell'alcool - ci siano circostanze, cicatrici, e soprattutto storie che valgono la pena d'essere raccontate. Trascorrere 140 pagine nella testa di un personaggio ai margini della società non lascia indifferenti, e incoraggia a guardare i tanti "Gol" che si incrociano nelle strade delle città con occhi diversi.
"In porta" è stato redatto da Pedro Lenz in svizzero tedesco, con una scrittura "fonetica", trascritta dall'orale. Successivamente il libro è uscito in diverse altre lingue, incluso il tedesco "standard", il  francese, l'italiano e l'inglese. Solo in quest'ultimo caso il traduttore ha scelto di "mantenere" il dialetto, passando da quello svizzero tedesco alla parlata locale di Glasgow. 
La versione italiana (Gabriele Capelli Editore, 2011, Trad. Simona Sala) accantona il dialetto a favore dell'italiano, una scelta a mio parere più che azzeccata: il testo scorre che è un piacere e conserva l'immediatezza dell'originale. La voce di Gol è come quella di una persona che, al bancone di un bar, attacca bottone e si mette a snocciolare la storia della sua vita. La differenza è che nel romanzo di Lenz non ci sono parti noiose. Anzi, verrebbe voglia di pagare a Gol un'altra birra così che continui a raccontare.

PS: Una seconda opera di Pedro Lenz, "La bella Fanny" vedrà la luce in versione italiana in settembre.
PSII: Dal romanzo "In porta" è stato tratto un film (Der Goalie bin ig, Dir. Sabine Boss, 2014).
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