Sulla soglia di casa - Racconto noir
Thomas l'idiota sedeva tra due alberi e guardava la neve cadere. I fiocchi riempivano le tracce lasciate dai suoi stivali malandati sul sentiero che percorreva il fianco della montagna. Aprì lo zaino militare e tirò fuori i pattini da ghiaccio che aveva rubato da una fattoria più a valle. Pattini bianchi fatti per piedi piccoli.
Passò la punta dell'indice lungo la lama e vide apparire un sorriso di sangue. Sapeva che il collo del marito di Liliane avrebbe offerto meno resistenza delle sue dita, callose e indurite da anni d’esilio nei boschi. 
Guardò giù verso il borgo innevato. Ghirlande di luci tracciavano i contorni delle case, fiancheggiando le finestre, i balconi. La cometa dei Magi splendeva in cima a un abete addobbato. 
Un pupazzo di neve sorrideva con la sua bocca di bottoni. Thomas si chiese se sua figlia avesse aiutato a costruirlo. Chiuse gli occhi e immaginò di sollevarla da sotto le ascelle così che potesse infilare la carota nel volto del pupazzo. Immaginò di sentire l'odore dei capelli e baciarla sulla guancia e sussurrarle che l'amava, che sarebbe sempre stato lì per lei. Cose che un padre aveva il diritto di dire a sua figlia, fosse solo una volta nella vita. 
Ma Thomas Jorat era un uomo morto. L'unico diritto che gli rimaneva era a un proiettile nella schiena, se mai l’avessero sorpreso a violare i confini che gli erano stati imposti. Aveva perso tutto il resto cinque anni prima. 
Dopo l'incidente si era dato alla macchia abbastanza a lungo perché i lividi di Liliane guarissero e perché gli uomini che lo cercavano decidessero che l'esilio, unito alle tarme che Dio aveva riposto nella testa di Thomas prima di metterlo al mondo, erano una punizione sufficiente. Non c’era bisogno di sporcarsi le mani, i boschi avrebbero fatto il lavoro per loro: un idiota solo nella natura selvaggia poteva sopravvivere all'autunno, se era fortunato. L'inverno però avrebbe eseguito la sentenza. Ma Dio aveva avuto pietà di Thomas: gli aveva mostrato il sentiero verso una capanna dimenticata, un rifugio per cacciatori nascosto nel profondo della foresta oltre il ciglio della montagna, e gli aveva detto di chiamarla casa. 
Una brezza gelida rotolò giù per la collina e la notte scivolò come un'ombra sul borgo. 
Thomas incastrò lo zaino militare tra i rami. L'aveva rubato a una truppa di reclute che bivaccavano su una zona rocciosa vicino al suo territorio di caccia, e non se ne era mai separato. Legò insieme le stringhe dei pattini e li mise al collo come guanti da boxe. Poi scese giù per la collina verso il nido di luci. 
Sgattaiolando davanti alla prima casa, Thomas vide sale e biscotti lasciati fuori dalla finestra per Babbo Natale e le sue renne. Mangiò i biscotti e leccò il sale. Lasciò sciogliere un po' di neve nelle mani a coppa e bevette. 
Si insinuò tra una casa e un fienile, sgusciò dietro a un trattore, a una catasta di legna, passò accanto all’albero di Natale. Si accovacciò dietro a una vecchia vasca da bagno a pochi metri dalla casa dove abitavano Liliane e Romuald. Liliane l'aveva sposato poco dopo l'incidente e lui aveva promesso che avrebbe cresciuto il nascituro come se fosse suo. Attraverso le finestre illuminate, Thomas poteva sentire il suono pizzicato di una chitarra, voci che intonavano canzoni, risate. 
Sciolse il nodo delle corde dei pattini.
Ripensò a quel giorno nei campi di grano quando la terra aveva cominciato a tremare. Qualcuno aveva visto Thomas e Liliane dirigersi di nascosto verso i campi ed era corso al mattatoio per avvertire il padre e il fratello di lei. Li avevano sentiti arrivare. I passi sempre più vicini, braccia forti che aprivano un sentiero attraverso le spighe. 
Non c'era tempo per salvare le apparenze. O almeno, non del tutto. 
Liliane aveva baciato Thomas, detto che le dispiaceva. Poi aveva iniziato a urlare e si era presa a pugni in faccia. Thomas aveva capito. Era giovane e bella e aveva tutta la vita davanti. E nessuno avrebbe sposato la puttana di un idiota. 
Thomas uscì allo scoperto e si diresse verso la casa. Guardò i pattini e toccò le lame, affilate e luccicanti. Sapeva cosa poteva fare con quelle lame, e sapeva che la capanna dei cacciatori era abbastanza grande per lui e per la bambina. 
Ma sapeva anche cosa significava svegliarsi paralizzato dal freddo. Masticare ossa e nervi quando il bottino di caccia era povero. Tremare di febbre sotto una vecchia coperta pulciosa. 
Guardò l’albero di Natale, il pupazzo di neve sorridente, la slitta di legno appesa al muro sotto il portico della casa. Ascoltò le canzoni e il suono della chitarra. Appoggiò le dita contro il vetro caldo della finestra e sorrise. 
Poi appoggiò i pattini da ghiaccio sullo zerbino. 
Buon Natale, bambina mia
Si incamminò verso la montagna, verso la capanna, dove avrebbe acceso un resto di candela che aveva rubato dalla chiesa e conservato per Natale. Forse il vento gli avrebbe cantato una canzone. 
Era quasi arrivato alla linea degli alberi quando il proiettile gli fischiò accanto. Un secondo suonò più vicino al suo orecchio, ma morì nella neve. Gli alberi erano a pochi passi. Uno scatto e li avrebbe raggiunti. 
Thomas rallentò. L'eco dei colpi rimbalzò contro il versante della montagna. 
Piantò i piedi nel terreno innevato, chiuse gli occhi e attese.
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